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Rubrica IN NUCE: secondo focus a cura del Dott. Martina.

In Nuce è una piccola Rubrica di approfondimento che  – come dalla locuzione latina – intende analizzare e coniugare gli elementi essenziali di un’argomentazione, non solo strettamente di natura giuridica.

Nel secondo focus il Dott. Martina tratta la complessa tematica di: “Stato, democrazia e globalità”.

Per visionare il video: Stato, democrazia e globalità.

In nuce: una rubrica di approfondimento curata dal Dott. Martina.

In Nuce è una piccola Rubrica di approfondimento che  – come dalla locuzione latina – intende analizzare e coniugare gli elementi essenziali di un’argomentazione, non solo strettamente di natura giuridica.

Nel primo focus, il Dott. Martina tratta la complessa tematica del c.d. Decreto “sblocca cantieri” e delle correlate novità normative.

Per visionare il video: Decreto “sblocca cantieri” e novità normative.

Rimborso delle spese forfettarie: novità con la sentenza n. 9385/19 della Corte di Cassazione.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO CIVILE.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9385 depositata il 4 aprile 2019, si è espressa in merito alla misura del rimborso delle spese forfettarie sottolineando come la normativa vigente (art. 2 del D.M. 10 marzo 2014, n. 55) indichi una somma – di natura forfettaria – per tale rimborso, di regola pari al 15% del compenso totale per la prestazione.

Questa percentuale deve essere rispettata anche qualora il giudice non dia indicazioni precise, infatti si tratta di un rimborso dovuto automaticamente anche in assenza di istanze dedicate. Secondo la Cassazione, infatti “la legge ha affidato alla fonte subordinata la disciplina della fissazione della “misura massima” del rimborso delle spese forfettarie – cioè delle spese di solito sostenute durante una causa dal difensore, la cui dimostrazione è difficile oppure oltremodo gravosa, sicché il loro rimborso è dovuto anche senza la prova degli esborsi, secondo una misura predeterminata dalla legge, spettante automaticamente al professionista anche in assenza di allegazione specifica e di apposita istanza, dovendosi quest’ultima ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali che incombe sulla parte soccombente”.

Pertanto, deve ritenersi, che affermare come “dovuta … una somma per rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione” vada a significare, a un tempo, aver fissato il massimo percentuale del rimborso (appunto nel 15%) e aver stabilito che “di regola”, come detto, e quindi anche quando nulla si dica nel provvedimento di liquidazione, spetti tale massimo, derogabile solo in peius con apposita motivazione”.

In conclusione, solo il giudice può stabilire una diversa soglia relativa al rimborso delle spese legati motivandone la decisione. Specificatamente, all’avvocato spetta automaticamente il rimborso del 15% delle spese legali sostenute, rimettendo al solo giudice l’eventuale riduzione dello stesso.

Difatti, in virtù della natura costitutiva stessa della sentenza, la cassazione sancisce il principio di diritto per cui il provvedimento giudiziale di liquidazione delle spese processuali che non contenga alcuna statuizione circa la debenza o anche solo l’esplicita determinazione della percentuale delle spese forfettarie rimborsabili ne diviene titolo – quindi de plano –  per il riconoscimento del rimborso stesso nella misura del 15% del compenso totale, quale massimo di regola spettante, potendo tale essere soltanto motivatamente diminuita dal giudice.

 

Il Dott. Martina riceve Decreto di concessione del titolo nobiliare di Barone.

Con Gran Diploma Decreto della Principesca e Granducale Casa Enrico Mei, con apposita fons honorum e soggettività di Diritto Internazionale, al Dott. Martina viene concesso il titolo nobiliare ereditario di Barone dell’Ordine Militare di San Giorgio.

Parimenti S. Eccellenza il Barone Dott. Luigi Piero Martina è stato elevato nell’Ordine Militare di San Giorgio del Grado di Cavaliere e parimenti nel Sovrano Ordine del Leone d’Oro del Grado di Cavaliere di Giustizia; con le conseguenti facoltà di fregiarsi delle insegne stabilite dalle statuti a far data del 15 giugno 2019.

 

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Notifiche via PEC: con sentenza n. 75/19 interviene la Corte costituzionale.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO AMMINISTRATIVO.

 

La disposizione dell’articolo 147 del codice di procedura civile si applica anche alle notificazioni eseguite con modalita’ telematiche. Quando e’ eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo.

La  sentenza della Corte costituzionale 9 aprile 2019, n. 75, in sintesi, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D.l. n. 179/12, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si intenda perfezionata per il notificante alle ore 7 del giorno successivo (ne emerge, dunque, una fictio iuris, arrecando un’indubbia limitazione nel tempo degli effetti giuridici della notifica nei riguardi del mittente), anziché in riferimento al momento di generazione della predetta ricevuta.

In effetti, l’intervento della Corte costituzionale pone in qualche modo rimedio ad una delle più cospicue “storture” della normativa sul processo telematico causate dalle intrinseche e costitutive caratteristiche dello strumento tecnologico che spesso portano a conclusioni irragionevoli, di difficile linearità contenutistica o quanto meno dubbie.

La norma incriminata, che aveva sostanzialmente disposto che la notifica effettuata dopo le ore 21 dovesse essere considerata avvenuta alle 7 del giorno successivo, era stata introdotta allo scopo di tutelare il destinatario al fine di salvaguardarne il diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) in cui egli sarebbe stato, altrimenti, costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica.

La Corte ha rilevato che la previsione normativa, tuttavia, non giustifica la corrispondente limitazione nel tempo degli effetti giuridici della notifica nei riguardi del mittente, al quale viene invece impedito di utilizzare appieno il termine utile per approntare la propria difesa, dato che il termine di cui all’art. 155 c.c. computa «a giorni», con la conseguenza che, nel caso di impugnazione, il termine scade allo spirare della mezzanotte dell’ultimo giorno utile (vedasi quanto esplicitato di seguito).

Inoltre, la Corte costituzionale ha ritenuto la norma “intrinsecamente irrazionale” anche là dove non considera la peculiarità del sistema tecnologico telematico che si caratterizza per la sua diversità dal mero sistema tradizionale di notificazione, “posto che quest’ultimo si basa su un meccanismo comunque legato “all’apertura degli uffici” (e quindi ad un elemento di prossimità, del de visu), da cui prescinde del tutto invece la notificazione con modalità telematica”.

Un’evidente differenza, quest’ultima, che, del resto, osserva la Corte, lo stesso legislatore ha lapalissianamente colto in modo significativo giustappunto nella disciplina delle tempistiche del deposito telematico degli atti processuali di parte, in relazione al quale, proprio in riferimento alla tempestività del termine, prevede che il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza ai sensi dell’art. 155, quarto e quinto comma, c.c. Anche in tale ottica, continua ad osservare la Corte, “trova dunque conferma l’irragionevole vulnus che l’art. 16-septies, nella portata ad esso ascritta dal “diritto vivente”, reca al pieno esercizio del diritto di difesa – segnatamente, nella fruizione completa dei termini per l’esercizio dell’azione in giudizio, anche nella sua essenziale declinazione di diritto ad impugnare, che è contenuto indefettibile di una tutela giurisdizionale effettiva -, venendo a recidere quell’affidamento che il notificante ripone nelle potenzialità tutte del sistema tecnologico (che lo stesso legislatore ha ingenerato immettendo tale sistema nel circuito del processo), il dispiegamento delle quali, secondo l’intrinseco modus operandi del sistema medesimo, avrebbe invece consentito di tutelare, senza pregiudizio del destinatario della notificazione”.

9 maggio 2019: Dott. Martina dibatterà sulla contrattualistica pubblica e sulla normativa antimafia.

Un incontro formativo in cui si dibatterà sugli aspetti formali e sostanziali della complessa tematica della Contrattualistica Pubblica.

Sarà anche l’occasione per rintracciare gli elementi di sintesi sulla materia, inseriti nel mio ultimo volume dal titolo:
I requisiti di moralità ai fini della partecipazione alle gare d’appalto. Tra diritto interno e principi comunitari (Key Editore, Milano 2019).

Contrattualistica pubblica e normativa antimafia: il nuovo Volume del Dott. Martina.

La Casa Editrice giuridica Key Editore ha pubblicato il nuovo Volume del Dott. Martina, dal titolo Requisiti di moralità ai fini della partecipazione alle gare d’appalto. Tra diritto interno e principi comunitari.

Il Volume è inserito nella Collana Scientifica “Diritto Civile Professional – Cendon Book”.

DESCRIZIONE

Il settore degli appalti pubblici è particolarmente importante per l’economia europea, sia per l’entità degli interessi economico-finanziari in gioco sia perché riguarda ambiti strategici per gli Stati nazionali. Specificatamente, il volume intende analizzare i motivi di esclusione di cui all’articolo 80 del Codice dei Contratti Pubblici, inserendolo nel più ampio quadro dei principi ispiratori della normativa – dettata dal legislatore comunitario e da quello nazionale – in materia di appalti pubblici; senza però tralasciare l’analisi della normativa antimafia nell’alveo della più ampia contrattazione pubblica.

 

Per consultazione ed acquisto.

Il Dott. Martina supera quota 30 pubblicazioni. Terrorismo e famiglia: gli ultimi due ambiti di studio ed analisi.

Con Trattato sulla Famiglia. Tra natura, diritto e nuove istanze e Terrorismo. Antropo-fenomenologia, profili criminilogici e giuridici il Dott. Martina supera la quota delle trenta pubblicazioni (tra monografie, opere collettanee ed articoli scientifici in riviste di settore). A cui sono da aggiungersi la Direzione della Collana Diritto e meta diritto: comparazione giuridica, pluralità e multidisciplinarietà (Key Editore) e l’inserimento come Componente del Comitato Esecutivo della Collana Diritto Canonico, comparazione giuridica e multiculturalità (Cacucci Editore).

Il primo Volume, edito dalla Casa Editrice giuridica Key Editore e curato da L.P Martina e D. Leone, inserito nella Collana Diritto e meta diritto: comparazione giuridica, pluralità e multidisciplinarietà (diretta da L.P. Martina e D. Leone), si snoda in oltre 800 pagine, suddivise in 19 capitoli; raccogliendo pregevoli contributi scientifici di esperti del settore e garantendo ai 15 autori un’autonomia metodologica ed espositiva.

Da un approccio iniziale di natura filosofica ed antropologica sino a giungere ad una prospettiva bioetica e biopolitica, senza tralasciare l’analisi degli aspetti canonici, civilistici e perfino tributaristici.
Un’analisi che a sua volta include anche il correlato studio della figura del minore, della responsabilità genitoriale, dell’istituto della filiazione, dell’istituto del matrimonio (anche in rapporto all’esercizio della professione forense) e perfino della figura del malato terminale (nell’alveo dell’accompagnamento del paziente e dei suoi familiari nel processo del morire) oltreché dell’argomentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Tra gli esperti: Cons. Di Marzio, Prof. Ballarani, Prof.ssa Grazioli, Prof. Di Bernardo, Prof.ssa Carbone, Prof.ssa Marzullo, Magistrato Picardi, Avv. Baldini, Avv. Ruggieri, Avv. Cutruzzolà, Avv. D’Angella.

Il Volume, attraverso i pregevoli contributi di noti esperti del settore, assume come elemento cardine della sua strutturazione il nucleo familiare con le sue sfaccettature e cospicue implicazioni di natura giuridica e meta-giuridica; per mezzo di un’analisi scientifica multidisciplinare e multiprospettica.
Specificatamente e più ampiamente, ne risulta fisiologico riflettere sull’assunto fondante e fondamentale della dimensione naturale della famiglia. Dunque, partire dall’essenziale presupposto della sua struttura di società naturale; impegnando tutti, ed in particolar modo il Legislatore, a rispettare questa natura, a comprenderne i fini specifici, a valorizzare ruoli, funzioni e compiti, ad assecondarne entro certi limiti gli intrinseci canoni di sviluppo, evoluzione, crescita ed adattamento.
A fronte di ciò giunge necessario attuare uno sforzo interpretativo tale da riconciliare il diritto con il matrimonio e con la famiglia che sono da considerarsi un bene comune dell’umanità o ancor meglio una struttura di raccordo tra società e Stato.
Un bene che fattivamente precede il potere politico, che ha l’obbligo di rispettarlo in primis nella sua struttura umana universale e nella sua intrinseca e costitutiva natura.

Il secondo Volume, edito dalla Casa editrice scientifica S.E.U. (Società Editrice Universo) e curato dal Prof. E. Mei (Ordinario di Medicina Legale, Pontificia Università Lateranense), inserito nella Collana di Scienze Medico-Giuridiche, si esplica in oltre 200 pagine, suddivise in 6 capitoli ed in 6 autori.

Il Dott. Martina assume il ruolo di Co-Autore per il primo capitolo (in prima firma) e per il secondo capitolo (a seconda firma).

Sono presenti ulteriori e pregevoli contributi scientifici di brillanti colleghi Ricercatori, con un respiro multidisciplinare e multiprospettico.

Il testo inizialmente affronta ed analizza, con un approccio multiprospettico, gli aspetti eziologici e storico-antropologici del terrorismo. Il fenomeno si caratterizza per l’indubbia complessità interpretativa e definitoria e si contraddistingue per l’incessante processo di evoluzione e trasformazione. Il tutto all’interno di un mondo globalizzato e di una societas connotata da precarietà, ibridazione ed incertezza.
L’indagine storica ed etimologica conduce all’assunto di fondo per il quale il terrorismo non è certamente una novità del mondo moderno. Le prime forme sono riscontrabili già nel Mondo Antico: si pensi alla setta degli Assassini od alla civiltà degli Aztechi. Sono ricomprese nell’alveo dei terrorismi dinamiche molto eterogenee, che vanno dalla pratica del tirannicidio, ai cosiddetti foreign fighters.
Abbiamo descritto la “vicenda del terrorismo” a più ampio spettro, per rintracciarne gli elementi costitutivi, disegnare una linea di pensiero critica ed analizzarne le dinamiche fenomeniche.
Gli studiosi concordano nell’affermare che siamo al cospetto di una forma di lotta che, attraverso azioni violente come attentati, stragi, sabotaggi, prende di mira obiettivi altamente simbolici, rivolgendosi contro i civili e terrorizzando il maggior numero possibile di persone.
Il termine “terrorismo” è comparso per la prima volta, nel 1795, nell’Oxford English Dictionary, con riferimento agli abusi perpretati dal potere rivoluzionario in Francia. Nel corso del XIX e del XX secolo il terrorismo ha contraddistinto avvenimenti differenti, riconducibili sia all’azione di Stati che di gruppi socio-politici organizzati posti in essere all’interno di un Paese ovvero in un contesto transnazionale o internazionale.
Il terrorismo contemporaneo presenta degli aspetti peculiari, riconducibili a sviluppo tecnologico, globalizzazione, delocalizzazione, disomogeneità valoriale ed una sempre maggiore “virtualità” degli spazi.
Il contesto storico del secondo dopoguerra ha offerto un terreno fertile per lo sviluppo di movimenti terroristi di diversa ispirazione che, non utilizzando le forme tradizionali di lotta, manifestano la volontà di colpire o, meglio di impressionare l’opinione pubblica, utilizzando la violenza eversiva come arma psicologica.
Una delle maggiori novità registrate risiede nella diffusione mediatica dell’evento criminoso, in una “spettacolarizzazione” che il soggetto agente ricerca e calcola per vieppiù amplificare l’effetto destabilizzante dell’azione, attraverso una incisiva pressione psicologica sulla società.
Quello contemporaneo è un terrorismo di opposizione, che passa per la negazione della democrazia. Il terrorista cerca di imporre i propri interessi e le proprie ambizioni attraverso la violenza, la minaccia e l’intimidazione, anziché servirsi dei mezzi
espressivi offerti da un regime democratico. L’atto eversivo dunque si pone fuori dalla legalità con l’obiettivo di minare la struttura democratica dello Stato.
Le azioni ostili sono rivolte generalmente contro istituzioni statali, governi, singoli esponenti e/o gruppi etnici, politici e religiosi.
Solitamente gli autori hanno come obiettivo l’eco mediatica che essi ottengono attraverso imprese delittuose, amplificate dai mezzi di comunicazione di massa.
Il libro si pone lo scopo di fare chiarezza sui fattori necessari affinché ad un evento possa essere attribuita la qualifica di “natura terroristica”.
La connotazione politica ed il ricorso sistematico alla violenza organizzata sono elementi costantemente presenti in un fenomeno terroristico.
Il terrorismo è in primo luogo un fatto politico, alla base del quale vi è sempre una motivazione di carattere ideologico. Si caratterizza per una condotta efferata, tale da indurre uno stato di panico e la disarticolazione dell’intero corpo sociale, creando, al tempo stesso, una profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni, impreparate ad affrontare questa tipologia di attacchi.
Possiamo definire il terrorismo come o un “metodo di lotta politica fondato sul sistematico ricorso alla violenza, con particolari connotazioni oggettive e soggettive”. Tra le varie forme note di terrorismo descritte vi sono:
– nazionalista e indipendentista,
– rivoluzionario di natura ideologica,
– di matrice religiosa,
– suicida,
– di Stato.
Nel testo si affrontata l’interessante tematica della vittimologia, con lo studio dei profili psicopatologici afferenti alle vittime di terrorismo ed i relativi aspetti giuridici, elaborati dal Legislatore al fine di tutelare la nostra, peculiare tipologia di vittima. Abbiamo cercato di far emergere le differenze sostanziali sussistenti tra la vittima di terrorismo e di altre fattispecie delittuose. Si è altresì proceduto ad esaminare le strategie elaborate a sostegno delle vittime di terrorismo; in particolare, sono state oggetto di studio le politiche di supporto, costruite ad hoc, con la specifica finalità di mitigare le devastanti conseguenze psico-fisiche patite dalla vittima di una strage terroristica.
Si è analizzata la normativa giuridica – sia domestica, sia internazionale – posta a tutela delle vittime di terrorismo.
Abbiamo approfondito lo studio della personalità del terrorista, non escludendo gli aspetti antropo-fenomenici.
Il terrorista viene indagato sotto un profilo sociologico, psicologico e psicopatologico, al fine di tentare di fornire una risposta che risultasse idonea a chiarire le ragioni di una scelta criminale efferata. Quest’ultima è contraddistinta da una ferocia inutile od inconcepibile, se non si hanno chiari i presupposti e, soprattutto la finalità della strategia del terrore.
Il terrorista non può essere considerato un malato psichiatrico in senso classico. Tuttavia non vanno sottovalutati i segni psicopatologici che sembra guidino e giustifichino i comportamenti più abietti od inumani dei nuovi dispensatori di morte. Abbiamo anche considerato uno studio squisitamente socio-criminologico per fornire una chiave di lettura della scelta finale del terrorista; di un percorso spesso senza ritorno, poiché il singolo aderente talvolta accetta di annullare anche la propria vita per un ideale superiore.
La tematica inerente la risposta dell’ordinamento italiano alla minaccia terroristica, attraverso l’analisi dei grandi temi della politica criminale attuale, è stata oggetto di particolare attenzione. Ci si è soffermati sulla progressiva diffusione di una visione ispirata al modello del “diritto penale del nemico”, che si manifesta nelle scelte progressivamente operate dal legislatore domestico.
Sono state presentate le risposte sanzionatorie dell’Ordinamento in materia di lotta al terrorismo, non trascurando gli aspetti relativi alle interconnessioni tra i diversi piani giuridici (penale, civile, amministrativo).
Abbiamo fornito una proposta di analisi delle diverse fattispecie del “sub-sistema jakobiano”, ivi riportando le principali posizioni dommatiche relative alle questioni esegetiche più discusse.
Viene valorizzato il tema del pericolo insito in una tecnica normativa, basata su un’eccessiva anticipazione della soglia di punibilità, con una trattazione estesa alle possibili linee d’intervento, nei vari livelli di politica sociale e penale.
Infine, abbiamo affrontato la connessione intercorrente tra l’accelerazione del processo di integrazione europea e l’inasprimento delle misure per il contrasto del terrorismo internazionale. Il tutto ripercorrendo l’evoluzione dell’“europeizzazione” della legge penale, riflettendo sulla progressiva erosione dello ius puniendi dello Stato ad opera degli inediti legislatori sovranazionali.
Abbiamo approfondito le forme di manifestazione di due fenomeni apparentemente in contraddizione:
– la progressiva cessione di sovranità da parte degli Stati nazionali in favore dell’Unione Europea,
– come la governance europea conduca il legislatore domestico verso quelli che Ferrajoli definisce “vetero statalismi etici”.
L’attuale legislazione di contrasto al terrorismo è, come già accennato, ispirata dal “diritto penale del nemico” che costituisce la massima espressione dell’approccio autopoietico contemporaneo.
Il legislatore europeo tende a porre in capo a quello nazionale obblighi consistenti in insostenibili anticipazioni delle soglie di punibilità, finalizzati alla “neutralizzazione preventiva” delle aree di rischio.
Una volta descritti gli esiti delle sollecitazioni allogene, ci si è interrogati sulla compatibilità delle nuove fattispecie con i principi di offensività e materialità.
Si arriva alla valorizzazione di un approccio che vede nel diritto penale una funzione general-preventiva di extrema ratio. Proponiamo un potenziamento delle misure di prevenzione primaria e secondaria per restituire a quella branca la funzione che le è propria: la difesa di beni giuridici da comportamenti – e non da autori – che ledono (o mettono in pericolo) il “minimo etico” considerato come collante della comunità.
L’opera si propone di fornirne una chiave di lettura ermeneutica superando i limiti dell’indagine descrittiva e della mera riflessione accademica.

Il Dott. Martina nominato Responsabile Qualità della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti.

Con apposito atto di nomina, il Dott. Luigi Piero Martina riceve l’incarico di Responsabile Area per la Promozione della Qualità della Scuola di Alta Formazione e Studi Specializzati per Professionisti (altresì detta SAF).

SAF è diretta dallo stimato e noto avvocato Cassazionista ed Ecclesiastico Domenica Leone, che dopo la sua pluriennale esperienza nel campo del diritto e della formazione scientifica ha inteso sintetizzare la stessa nella fondazione di un Centro di Alta Cultura (da molte testate giornalistiche titolato con il termine di “Accademia”, per essere esempio di alta formazione e specializzazione).

Una Scuola che conta ad oggi solo in Italia di sette sedi istituzionali: Roma, Bari, Napoli, Taranto, Firenze, Milano, Torino.

Essa è contraddistinta da un Corpo direttivo e di docenza di grande levatura e prestigio, come evidenziato dalla Struttura Organizzativa e dai suoi Comitati.

SAF inoltre, in data 11 gennaio 2019, con il suo Direttore ha inaugurato la nuova Sede Accademica nella città di Taranto alla presenza anche del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” (Prof. Antonio Felice Uricchio, Componente del Comitato Scientifico SAF) e di numerose Autorità Civili e Militari. Presente anche lo Chef stellato Andy Luotto, in qualità di docente e Direttore di corsi di alta cucina della stessa Scuola (foto, di seguito).

 

 

 

 

 

Il Dott. Martina riceve la nomina di Accademico Ordinario dal Rettore Enrico Giuliano di Sant’Andrea.

Il Dott. Martina, in data 17 ottobre 2018, riceve la nomina di Accademico Ordinario della prestigiosa Accademia Sacrum Romanum Imperum Schola Palatina Aquisgranae – Libera Università in Lugano, da parte del Magnifico Rettore Prof. Enrico Giuliano di Sant’Andrea.

Accademico Ordinario

L’Accademia del Sacro Romano Impero, si pone come continuazione ideale della Schola Palatina Carolingia di Aquisgrana che chiamava intorno a sé studiosi, letterati, uomini di cultura da ogni paese e che accanto alle arti liberali diede nuovo impulso anche alle altre branche dello scibile, dalla medicina alla teologia, e sotto l’Impero Austro-ungarico alla storia e al diritto, arricchendosi, ad oggi, della diffusione delle scienze e degli studi economici e politici per ritrovare e far rivivere nel mondo moderno l’antica idea paneuropea. 
Fine istituzionale dell’Accademia  è promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell’unità e universalità della cultura. 
L’accademia organizza congressi, conferenze, convegni e seminari nazionali e internazionali; partecipa con i propri Soci ad analoghe manifestazioni e può assumere la rappresentanza anche internazionale di consimili Istituzioni culturali; promuove e realizza attività e missioni di ricerca; conferisce premi e borse di studio; pubblica i resoconti delle proprie tornate e le note e memorie in esse presentate nonché gli atti dei congressi, convegni e seminari e di altre iniziative da essa promosse.

L’Università.

La Libera Universitas Studiorum in Lugano, è un Ente Universitario di diritto privato, costituito ai sensi degli art. 60 seguenti del Codice Civile Svizzero e registrato presso il pubblico registro del Cantone Ticino (CH-501.6.014.960-6) e riconosciuto dalla Confederazione Svizzera (IDI: CHE-415.362.661). L’Università è aperta a tutti quanti ne abbiano i requisiti, rappresentati da un titolo di studio di licenza media superiore e che ne facciano richiesta e vengano ammessi per decreto del Consiglio Accademico.

A capo di ciascuna Facoltà vi è il “Preside”, con il titolo di “Professor Accademiae”, nominato dal Consiglio Accademico ed a capo di ogni Istituto vi è il “Direttore”, con il titolo di “Professor Accademiae”, nominato dal Consiglio Accademico, sentito il parere del Preside della Facoltà. I dipartimenti, guidati dai direttori, sono delle strutture di competenza interdisciplinare e trasversali alle facoltà e di coordinamento degli istituti.

Ciascuna Facoltà può concedere, su proposta del Preside e/o del Direttore dell’Istituto e con delibera del Consiglio Accademico, ad un proprio Accademico, che si sia distinto particolarmente con pubblicazioni e/o con la propria attività professionale, il titolo di “Dottore di ricerca honoris causa”, o la “Laurea honoris causa”.

Al momento del conferimento del titolo di “Dottore di ricerca honoris causa”, o della “Laurea honoris causa”, il premiato dovrà tenere una “lectio magistralis” su quella specifica materia. Le facoltà sono: Architettura, Biologia, Comunicazione, Criminologia, Economia, Fisica, Giornalismo, Giurisprudenza, Lettere, Psicologia e Storia.