Contrattualistica pubblica: novità presenti nella legge europea 2020.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO AMMINISTRATIVO, APPALTI PUBBLICI.

Relativamente allo Schema di Disegno di Legge recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Unione Europea – Legge Europea 2019, sussistono delle sostanziali modifiche al c.d. “Codice degli Appalti” nei termini di subappalto ed irregolarità contributive.

Specificatamente, in conseguenza della lettera di messa in mora trasmessa dalla Commissione UE all’Italia in data 24 gennaio 2019 (procedura di infrazione n. 2018/2273), si procede ad abrogazione definitiva la previsione di obbligo della terna di subappaltatori (art. 105, comma 6, Codice degli Appalti) in sede di offerta e contestualmente viene meno il regime di sospensione cui è stata sottoposta la disposizione a mezzo di soppressione dell’art. 1, comma 18, del c.d. “Decreto sblocca-cantieri” (art. 1, estratto: «[…] in deroga all’articolo  105,  comma  2, del medesimo codice, fatto salvo quanto  previsto  dal  comma  5  del medesimo articolo 105 […]»).

Ulteriormente, si pone modifica in via altrettanto definitiva anche dell’art. 80 del Codice, nelle parti in cui è contemplato l’obbligo – oggi parimenti sospeso – di esclusione dei concorrenti per mancato possesso dei requisiti di ordine generale in capo ai subappaltatori indicati nella terna (nei commi 1 e 4).

In riferimento invece alle irregolarità fiscali e contributive, viene reintrodotta in art. 80 comma 4 la previsione dell’obbligo di esclusione «se la stazione appaltante è a conoscenza e può adeguatamente dimostrare che lo stesso non ha ottemperato agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali non definitivamente accertati qualora tale mancato pagamento costituisca una grave violazione ai sensi rispettivamente del secondo o del quarto periodo»>; come previsto dalle Direttive Comunitarie e come già disposto dal c.d. “Decreto sblocca-cantieri”.

Una regola sottoposta ai rilievi della Commissione UE nella lettera di messa in mora sovra citata, a causa dell’assenza della stessa in fase di conversione di decreto.

 

Procedure di gara: l’offerta “in perdita” rende inattendibile ex se l’offerta economica.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO AMMINISTRATIVO.

Con la sentenza n. 1911 del 6 novembre 2019 il Tar della Campania, sede di Salerno si è espresso in merito ad un’offerta che, computando anche le voci di costo relative alle migliorie offerte, era stata considerata “in perdita”, atteso che il computo dei predetti costi erodeva completamente l’utile preventivato determinando una perdita d’esercizio.

In particolare, è stato affermato che se è vero che non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l’offerta deve essere considerata anomala (poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell’attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l’impresa dall’essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico), è altrettanto vero che un utile pari a zero ovvero la formulazione dell’offerta in perdita rendono ex se inattendibile l’offerta economica, essendo, in occasione della verifica in contraddittorio della congruità dell’offerta, consentito un limitato rimaneggiamento degli elementi costitutivi di quest’ultima purché l’originaria proposta contrattuale non venga modificata sostanzialmente ovvero non venga alterata la sua logica complessiva omettendo i costi di lavorazioni oggetto dell’offerta.

Relativamente all’offerta è stato, inoltre, evidenziato che: «un utile pari a zero ovvero la formulazione dell’offerta in perdita rendono ex se inattendibile l’offerta economica, essendo, in occasione della verifica in contraddittorio della congruità dell’offerta, consentito un limitato rimaneggiamento degli elementi costitutivi di quest’ultima purché l’originaria proposta contrattuale non venga modificata sostanzialmente ovvero non venga alterata la sua logica complessiva omettendo i costi di lavorazioni oggetto dell’offerta (CdS IV, 963/2015, conferma TAR Calabria, Reggio Calabria, nn. 603 del 2013 e 544 del 2014; Consiglio di Stato, sez. V, 22/01/2015 n. 289)». Pertanto, il Collegio ha concluso che «l’offerta in perdita rende “ex se” inattendibile l’offerta economica».

Un ulteriore elemento di nota evidenziato in sentenza riguarda l’operato della commissione di gara. Difatti, spetta, alla stazione appaltante – mediante gli organi a ciò deputati – approvarne l’operato, ovverosia verificarne la correttezza, tenuto conto che «sino al momento dell’aggiudicazione definitiva la stazione appaltante può sempre riesaminare il procedimento di gara al fine di emendarlo da eventuali errori commessi o da illegittimità verificatesi, senza che ciò costituisca manifestazione, in senso tecnico, del potere di autotutela, il quale, avendo natura di atto di secondo grado, presuppone esaurita la precedente fase procedimentale con l’intervenuta adozione del provvedimento conclusivo della stessa (Cons. Stato, V, 3 luglio 2017, n. 3248)» (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 11 ottobre 2018, n. 6853).

Il Dott. Martina eletto Presidente del Rotaract Club Roma Nord per l’A.R. 2020/2021.

In data 04/12/2019, in occasione dell’Assemblea dei Soci per il mese di dicembre 2019 e della Visita del Rappresentante Distrettuale del Distretto Rotaract 2080 Giulia De Fusco, il Socio e già Segretario di Club Luigi Piero Martina è stato eletto Presidente Incoming per l’Anno Rotaractiano 2020/2021.

Presente anche il Rotary Club Roma Nord (in qualità di Rotary Padrino), con la Commissione Rotary per il Rotaract delle Nuove Generazioni.

Il Rotaract Club Roma Nord è un antico Club Romano, di grande prestigio e rilievo sociale, che vanta oltre 43 anni di storia.

 

In foto con il Presidente per l’A.R. 2019/2020, Dott. Marco Della Bruna.

 

 

Rubrica IN NUCE: secondo focus a cura del Dott. Martina.

In Nuce è una piccola Rubrica di approfondimento che  – come dalla locuzione latina – intende analizzare e coniugare gli elementi essenziali di un’argomentazione, non solo strettamente di natura giuridica.

Nel secondo focus il Dott. Martina tratta la complessa tematica di: “Stato, democrazia e globalità”.

Per visionare il video: Stato, democrazia e globalità.

In nuce: una rubrica di approfondimento curata dal Dott. Martina.

In Nuce è una piccola Rubrica di approfondimento che  – come dalla locuzione latina – intende analizzare e coniugare gli elementi essenziali di un’argomentazione, non solo strettamente di natura giuridica.

Nel primo focus, il Dott. Martina tratta la complessa tematica del c.d. Decreto “sblocca cantieri” e delle correlate novità normative.

Per visionare il video: Decreto “sblocca cantieri” e novità normative.

Rimborso delle spese forfettarie: novità con la sentenza n. 9385/19 della Corte di Cassazione.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO CIVILE.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9385 depositata il 4 aprile 2019, si è espressa in merito alla misura del rimborso delle spese forfettarie sottolineando come la normativa vigente (art. 2 del D.M. 10 marzo 2014, n. 55) indichi una somma – di natura forfettaria – per tale rimborso, di regola pari al 15% del compenso totale per la prestazione.

Questa percentuale deve essere rispettata anche qualora il giudice non dia indicazioni precise, infatti si tratta di un rimborso dovuto automaticamente anche in assenza di istanze dedicate. Secondo la Cassazione, infatti “la legge ha affidato alla fonte subordinata la disciplina della fissazione della “misura massima” del rimborso delle spese forfettarie – cioè delle spese di solito sostenute durante una causa dal difensore, la cui dimostrazione è difficile oppure oltremodo gravosa, sicché il loro rimborso è dovuto anche senza la prova degli esborsi, secondo una misura predeterminata dalla legge, spettante automaticamente al professionista anche in assenza di allegazione specifica e di apposita istanza, dovendosi quest’ultima ritenere implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali che incombe sulla parte soccombente”.

Pertanto, deve ritenersi, che affermare come “dovuta … una somma per rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione” vada a significare, a un tempo, aver fissato il massimo percentuale del rimborso (appunto nel 15%) e aver stabilito che “di regola”, come detto, e quindi anche quando nulla si dica nel provvedimento di liquidazione, spetti tale massimo, derogabile solo in peius con apposita motivazione”.

In conclusione, solo il giudice può stabilire una diversa soglia relativa al rimborso delle spese legati motivandone la decisione. Specificatamente, all’avvocato spetta automaticamente il rimborso del 15% delle spese legali sostenute, rimettendo al solo giudice l’eventuale riduzione dello stesso.

Difatti, in virtù della natura costitutiva stessa della sentenza, la cassazione sancisce il principio di diritto per cui il provvedimento giudiziale di liquidazione delle spese processuali che non contenga alcuna statuizione circa la debenza o anche solo l’esplicita determinazione della percentuale delle spese forfettarie rimborsabili ne diviene titolo – quindi de plano –  per il riconoscimento del rimborso stesso nella misura del 15% del compenso totale, quale massimo di regola spettante, potendo tale essere soltanto motivatamente diminuita dal giudice.

 

Il Dott. Martina riceve Decreto di concessione del titolo nobiliare di Barone.

Con Gran Diploma Decreto della Principesca e Granducale Casa Enrico Mei, con apposita fons honorum e soggettività di Diritto Internazionale, al Dott. Martina viene concesso il titolo nobiliare ereditario di Barone dell’Ordine Militare di San Giorgio.

Parimenti S. Eccellenza il Barone Dott. Luigi Piero Martina è stato elevato nell’Ordine Militare di San Giorgio del Grado di Cavaliere e parimenti nel Sovrano Ordine del Leone d’Oro del Grado di Cavaliere di Giustizia; con le conseguenti facoltà di fregiarsi delle insegne stabilite dalle statuti a far data del 15 giugno 2019.

 

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Notifiche via PEC: con sentenza n. 75/19 interviene la Corte costituzionale.

ARTICOLO PUBBLICATO DA LUIGI PIERO MARTINA SULLA RIVISTA GIURIDICA TELEMATICA SALVIS JURIBUS (ISSN 2464-9765).

AREA TEMATICA: DIRITTO AMMINISTRATIVO.

 

La disposizione dell’articolo 147 del codice di procedura civile si applica anche alle notificazioni eseguite con modalita’ telematiche. Quando e’ eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo.

La  sentenza della Corte costituzionale 9 aprile 2019, n. 75, in sintesi, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del D.l. n. 179/12, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche, la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24, si intenda perfezionata per il notificante alle ore 7 del giorno successivo (ne emerge, dunque, una fictio iuris, arrecando un’indubbia limitazione nel tempo degli effetti giuridici della notifica nei riguardi del mittente), anziché in riferimento al momento di generazione della predetta ricevuta.

In effetti, l’intervento della Corte costituzionale pone in qualche modo rimedio ad una delle più cospicue “storture” della normativa sul processo telematico causate dalle intrinseche e costitutive caratteristiche dello strumento tecnologico che spesso portano a conclusioni irragionevoli, di difficile linearità contenutistica o quanto meno dubbie.

La norma incriminata, che aveva sostanzialmente disposto che la notifica effettuata dopo le ore 21 dovesse essere considerata avvenuta alle 7 del giorno successivo, era stata introdotta allo scopo di tutelare il destinatario al fine di salvaguardarne il diritto al riposo in una fascia oraria (dalle 21 alle 24) in cui egli sarebbe stato, altrimenti, costretto a continuare a controllare la propria casella di posta elettronica.

La Corte ha rilevato che la previsione normativa, tuttavia, non giustifica la corrispondente limitazione nel tempo degli effetti giuridici della notifica nei riguardi del mittente, al quale viene invece impedito di utilizzare appieno il termine utile per approntare la propria difesa, dato che il termine di cui all’art. 155 c.c. computa «a giorni», con la conseguenza che, nel caso di impugnazione, il termine scade allo spirare della mezzanotte dell’ultimo giorno utile (vedasi quanto esplicitato di seguito).

Inoltre, la Corte costituzionale ha ritenuto la norma “intrinsecamente irrazionale” anche là dove non considera la peculiarità del sistema tecnologico telematico che si caratterizza per la sua diversità dal mero sistema tradizionale di notificazione, “posto che quest’ultimo si basa su un meccanismo comunque legato “all’apertura degli uffici” (e quindi ad un elemento di prossimità, del de visu), da cui prescinde del tutto invece la notificazione con modalità telematica”.

Un’evidente differenza, quest’ultima, che, del resto, osserva la Corte, lo stesso legislatore ha lapalissianamente colto in modo significativo giustappunto nella disciplina delle tempistiche del deposito telematico degli atti processuali di parte, in relazione al quale, proprio in riferimento alla tempestività del termine, prevede che il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza ai sensi dell’art. 155, quarto e quinto comma, c.c. Anche in tale ottica, continua ad osservare la Corte, “trova dunque conferma l’irragionevole vulnus che l’art. 16-septies, nella portata ad esso ascritta dal “diritto vivente”, reca al pieno esercizio del diritto di difesa – segnatamente, nella fruizione completa dei termini per l’esercizio dell’azione in giudizio, anche nella sua essenziale declinazione di diritto ad impugnare, che è contenuto indefettibile di una tutela giurisdizionale effettiva -, venendo a recidere quell’affidamento che il notificante ripone nelle potenzialità tutte del sistema tecnologico (che lo stesso legislatore ha ingenerato immettendo tale sistema nel circuito del processo), il dispiegamento delle quali, secondo l’intrinseco modus operandi del sistema medesimo, avrebbe invece consentito di tutelare, senza pregiudizio del destinatario della notificazione”.

9 maggio 2019: Dott. Martina dibatterà sulla contrattualistica pubblica e sulla normativa antimafia.

Un incontro formativo in cui si dibatterà sugli aspetti formali e sostanziali della complessa tematica della Contrattualistica Pubblica.

Sarà anche l’occasione per rintracciare gli elementi di sintesi sulla materia, inseriti nel mio ultimo volume dal titolo:
I requisiti di moralità ai fini della partecipazione alle gare d’appalto. Tra diritto interno e principi comunitari (Key Editore, Milano 2019).

Contrattualistica pubblica e normativa antimafia: il nuovo Volume del Dott. Martina.

La Casa Editrice giuridica Key Editore ha pubblicato il nuovo Volume del Dott. Martina, dal titolo Requisiti di moralità ai fini della partecipazione alle gare d’appalto. Tra diritto interno e principi comunitari.

Il Volume è inserito nella Collana Scientifica “Diritto Civile Professional – Cendon Book”.

DESCRIZIONE

Il settore degli appalti pubblici è particolarmente importante per l’economia europea, sia per l’entità degli interessi economico-finanziari in gioco sia perché riguarda ambiti strategici per gli Stati nazionali. Specificatamente, il volume intende analizzare i motivi di esclusione di cui all’articolo 80 del Codice dei Contratti Pubblici, inserendolo nel più ampio quadro dei principi ispiratori della normativa – dettata dal legislatore comunitario e da quello nazionale – in materia di appalti pubblici; senza però tralasciare l’analisi della normativa antimafia nell’alveo della più ampia contrattazione pubblica.

 

Per consultazione ed acquisto.