“Diritti di genere?”: recensione del primo volume di Luigi Piero Martina.

ARTICOLO DI MASSIMO MAGLIOCCHETTI PUBBLICATO SULLA RIVISTA TELEMATICA “Sì alla Vita”, ISCRITTA AL REGISTRO DEGLI OPERATORI DI COMUNICAZIONE N. 26459 DEL 01/06/2016.

Dalle prime righe del corposo volume stupisce l’accuratezza – contenutistica e di forma – attraverso la quale Luigi Piero Martina tenta di districare la complessa matassa dei Gender Studies e delle sue implicazioni giuridiche, fisiologiche, filosofiche, politiche e biogiuridiche.

Con un approccio sorprendentemente multiprospettico e multidisciplinare, ne emerge dunque l’obiettivo di analizzare i Gender Studies (con la sottesa dimensione strategica), insieme al correlato concetto base dell’identità di genere, che hanno ormai da tempo imposto e canonizzato la differenza epistemologica tra la prospettiva sessuale – radicata anatomicamente, biologicamente e produttiva di molteplici elaborazioni simboliche – e quella del genere, pensata come costruzione metabiologica, libera e soggettiva dell’identità personale.

Un processo, quello dei Gender Studies, di cui l’autore ne evidenzia una destrutturazione, oltreché una desimbolizzazione della differenza tra i sessi, potenziate dal banalizzarsi delle nuove possibilità di procreazione assistita e soprattutto dalla produzione di embrioni costitutivamente senza genitori, svuotando dall’interno il triangolo familiare padre/madre/figlio ed eliminando la tradizionale polarità sessuale maschile/femminile (per essere sostituita dalla logica del continuum).

L’individuo, pertanto, è come se diventasse preda di un nomadismo intimo posseduto da una logica di mutamento, spiega il Martina, all’interno di un “mondo nuovo” (come delineato dal pensiero huxleyano); conducendo alla costruzione di nuovi paradigmi e precisamente di nuove prospettive costruttivistiche, di cui l’ordinamento giuridico se ne fa sempre più carico (ne sono di esempio l’insorgere di nuovi modelli familiari e l’istituzionalizzazione di forme di riconoscimento legale delle coppie omosessuali); nonché a un processo di completa legalizzazione dell’omoparentalità, a un’affermazione di un sé asessuato (o di un sé liberamente polisessuato) e conseguentemente ad una liberazione sociale della soggettività.

Dunque, l’autore sottolinea come queste rivendicazioni inducano indirettamente a un processo di denaturalizzazione del legale che sia contraddistinto dall’attribuzione di soggettività giuridica alla volontà individuale – insita in ogni singolo – di autodefinizione identitaria anziché alla specifica natura dell’uomo.

Continua nella pagina dedicata.

 

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